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Quando lei attraversa sulle strisce pedonali, cammina, posando i piedi sempre sulle strisce bianche. Lui nota la cosa quasi per caso, mentre osserva con più attenzione la zona che scende sinuosa dal culo alle gambe, fino ad arrivare appunto ai piedi.
La cosa si ripete anche all'incrocio successivo e poi ancora a un altro fino a quando lui non ha ben chiaro che lei attraversava deliberatamente in quel modo.
Quando mangiano la pizza, lei ordina sempre una quattrostagioni. Mangia sistematicamente un settore per volta, concludendo ineluttabilmente con il quadrante al prosciutto cotto.
Lui invece la pizza la mangia con un moto spiraliforme che parte dalla crosta, per inoltrarsi per gradi verso il centro gravido di mozzarella. Peccato che a volte la pizza nel frattempo si sia sfreddata.
Mentre mangiano la pizza, lui pensa che potrebbero essere una coppia eccezionale, che insieme potrebbero fare faville.
In un altro giorno vanno insieme a una mostra di Damien Hirst. Mette in formalina animali sezionati in longitudine o in latitudine. Un maiale tagliato in due profili e montato su un carrello che si sposta avanti e indietro. Il titolo suona più o meno come "una metà di piggy resta a casa e l'altra va al mercato". C'è una mucca e un toro che si alternano in tranci speculari. Ogni trancio è una visione, una composizione astratta da osservare attentamente. Se si riesce a superare l'attacco di vomito, è come guardare strati di colori a olio, per lo più tinte spente che si accumulano, si sovrappongono. Ogni trancio è come un dipinto, pura arte informale. Lei fa discorsi sulla bellezza interiore e sulla divisione infinitesimale che dà origine a una serie praticamente inesauribile di composizioni apparentemente uguali, ma in realtà sempre diverse, composizioni che messe vicino possono simulare anche il movimento, proprio come quei tranci in formalina che in qualche modo continuano a vivere in una continua differenza e alternanza quasi modulare, comunque ritmica. Lei estasiata prova a immaginare le parti mancanti tra un trancio e l'altro, tutte quelle zone di frontiera mai percorse, tutte quelle terre di nessuno che non si sa a chi appartengono.
Lei continua ad attraversare le strisce camminando rigorosamente su quelle bianche, poi vanno in un caffè e iniziano a baciarsi. Niente lingua. le labbra sostano a lungo e violentemente infrangendosi sulla barriera dei denti di lei. Ogni tanto sembra che si apra un varco e lui cerca di approfittarne per infilare la lingua. Ma si tratta soltanto di una pertugio, per giunta temporaneo, che si richiude prontamente. Giochi della seduzione, giochi dell'eccitazione. Lui non vede l'ora.
Giocano e alla fine vanno a casa sua. Non è proprio una casa, è il suo studio, lui vive nel suo studio, non ha una casa, non se la può permettere e in questo modo prende anche parte dei soldi dell'affitto dallo stato come finanziamento alla produzione culturale. La casa di lui è un unico ambiente diviso da tramezzi di cartone dipinto o da vecchi séparé recuperati da bordelli estinti. Lei rimane affascinata da quei tramezzi, da quelle divisioni. Dice che le ricordano la cartina degli USA, con tutti quegli stati squadrati e geometrici. La cartina degli USA le ricorda anche il disegno di un manzo sezionato a seconda delle parti di carne da tagliare con il loro nome ben preciso.
Riprendono da dove avevano interrotto poco prima al caffè. L'accesso all'interno della bocca di lei si apre dopo un po' di resistenza. Ma l'incontro tra le lingue non sembra la violazione di un posto di blocco, quanto un'imboscata. Lei è un'imboscata nelle zone di frontiera. Le mani di lui avanzano, esplorano coraggiose sicure del fatto loro, per venire poi clamorosamente bloccate proprio quando ormai l'illusione sembrava diventata certezza. Ma poi quelle stesse mani venivano manovrate guidate fino alla meta e così in un gioco di postazioni e posizioni. Come il risiko. Fino al confine invalicabile che correva lungo i fianchi in un immaginario giro vita che coincideva con le mutande. Oltre era tabù. Il confine non si sposta più per tutta la serata. Nelle zone di frontiera si ammassano eserciti di dita frenetiche che ogni tanto tentano una sortita infruttuosa e per questo ancora più preziosa ed eccitante.
La serata va avanti così e lui impara a frequentare tutte le altre zone del corpo di lei.
Scopre e capisce che anche questo può essere molto bello.
Accetta le regole.
Stanno sdraiati sul letto, che non è proprio un letto, ma un materasso a una piazza e mezzo disteso su alcuni bancali delle rese di un magazzino di giornali. Dalla finestra entrano le luci di fuori ed è bello sentire lo sferragliare del tram sulle rotaie bagnate dalla pioggia.
Lui le chiede della sua casa. Ci sono molti libri gli risponde e poi tace. Mi piacerebbe vederli, le dice curioso. Non credo sia possibile. Perché?... mica li distruggo i libri. Non, non è per questo, io non porto mai nessuno a casa mia, scusami.
Non gli concede neanche il tempo di trovare una replica intelligente a quell'affermazione secca e categorica che gli salta addosso coprendogli il viso con le sue tette. Una terza misura.

Si continuano a vedere anche nei giorni seguenti, in orari variabili. E sempre a lei a decidere, tanto lui lavora sempre a casa o studio dir si voglia.
Alla fine lui capisce quanto possa essere eccitante quella guerra di posizioni, quei tafferugli di frontiera. Aspetta con ansia le imboscate e prepara con cura i futuri assalti frontali. Nel frattempo fanno tutto ciò che si può fare usando tutto il corpo di lui e metà del corpo di lei. Nel frattempo lei gli racconta della sua casa, delle sue stanze, dei mobili, di com'è disposta. Lui memorizza ogni particolare e comincia a fare degli schizzi segreti.

Dopo il concerto di Fred Frith Guitar Quartet, lei ha un'intuizione geniale. I brani del quartetto le sembravano come una partitura a cui erano state deliberatamente cancellate delle sequenze in modo che l'andamento che ne risultava era saltellante, rapsodico. Potrebbe essere divertente, se non interessante, applicare lo stesso concetto, lo stesso criterio ai disegni di lui.
E così fa. Forse lui dorme ancora oppure è uscito, lei comunque è libera di agire, di operare. Poi se ne va nel solito modo in cui arriva. Non si capisce mai se si tratta di un abbandono definitivo.
Tutti i disegni di lui, si rivelano amputati, intere porzioni cancellate, fissate unicamente nella memoria. La mancanza diventa la parte più importante, l'oggetto pregiato e prezioso. Sente che quel gesto, apparentemente iconoclasta è in realtà uno struggente biglietto d'addio. Quelle guerre di frontiera perdute, quella nostalgia della zona tabù, lo eccitano da morire. Sa che in realtà non le avrebbe mai voluto superare, non avrebbe mai voluto andare oltre al di là. In fondo, il limite, il bordo la frontiera, quell'istante di esitazione è una garanzia, l'equilibrio di un rapporto perfetto. Perché alterarlo, perché forzare quel meccanismo perfetto con una serie di telefonate stupide e inopportune.
In quei giorni le aveva scattato un buon numero di fotografie. Comincia a cancellarne delle parti prima con la tempera bianca, poi usando anche altri colori. Sopra le parti mancanti comincia a fare altri disegni, altri strati di oggetti, di storia, si vanno a sovrapporre. Il suo museo privato. Cancella e compone, poi fa anche una mostra. La intitola "Parti mancanti di ricordi zebrati. Adoro tutto di te che non posso più vedere"
Sperava che alla mostra ci fosse anche lei, ma resta deluso nel non vederla, nel non sentire il suo odore intenso.
Invece c'era, ma doveva essere irriconoscibile, tant'è che lui non si è accorto della sua presenza. Poi di sera, molto tardi una telefonata. Era lei. La voce era strana, non impastata, piuttosto come se avesse problemi nel pronunciare le parole, difetti di pronuncia. Poi ascoltandola bene, è solo qualche lettera che non viene pronunciata correttamente, proprio come se mancasse dal suo vocabolario. Una telefonata bellissima. Eccitante come non mai. Lei si era vista e riconosciuta in quelle foto operate. Quelle foto sono il suo sogno, la sua proiezione segreta, il suo spirito che si materializza. Com'è che lui quella sera non aveva capito niente, perché non l'aveva raggiunta a casa. Del resto aveva tutte le indicazioni necessarie in quegli schizzi infiniti.
Cosa aspettava a correre subito da lei. Aveva preparato già tutto, i colori e tutto il resto. Lui doveva solo cancellare, doveva solo mantenersi rigorosamente nelle zone di confine. Lungo la frontiera.
Lui mette e comincia a sudare freddo.
Guarda le foto di lei, guarda le opere fatte sulle foto di lei, guarda, la pianta della casa di lei, guarda i colori, i pennelli, i pennarelli, i pastelli.
Guarda la serie di cutter ben disposti sul tavolo da disegno. Scintillano alla luce della lampada alogena.
Prende un cutter.
E' affilatissimo.

[soggetto per storia a fumetti illustrata da Otto Gabos, cap.I, Frontiera, edizioni Black Velvet, 1999]


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