speaking corner 

John Cale, il pesto con la rucola e altre cose

22 Dicembre 2003
Ascolto notturno di Blemish di David Sylvian. Un disco non facile a un primo, a un secondo e anche a un terzo ascolto. Atmosfere molto rarefatte come del resto le tracce melodiche appena accennate, reiterate che evocano scenari più ampi. Assenza totale di strumenti a percussione il ritmo è scandito dagli effetti della chitarra. Quando ti togli dalla testa tutto ciò che aveva fatto prima di questo album allora cominci a capire e a gustare le stesse cose che fino all'ascolto precedente ti avevano lasciato perplesso. Ti rendo conto che non si trattava di pura e semplice perplessità ma una semplice questione di approccio e di attesa. Confesso che nel mio profondo quando ascolto un nuovo disco di Sylvian attendo sempre qualcosa che mi conquisti, che mi stordisca come era successo tanti anni fa con Brilliant Trees. Ma è successo quasi vent'anni fa e nel frattempo tutti siamo cambiati e Blemish dopo il quinto, sesto ascolto è bello per quello che è.

L'arca di Noè è un bel libro scritto e illustrato da André Hellé. La sua confezione preziosa in formato gigante e cartonato con le pagine color avorio basterebbe da solo per conquistarti. Poi quando inizi a sfogliarlo viene il resto. Sono rimasto colpito dalla freschezze ed eleganza delle illustrazioni. Sintetiche, robuste anche con molte e ardite campiture nere a distanza di quasi cent'anni rimangono di una clamoroso modernità. Una sua prima versione fu realizzata nel 1911, mentre quella definitiva (in pratica la stessa del libro in mio possesso) risale al 1925.
Hellè ritrae gli animali. Un po' con il disegno, un po' con le parole. Con pochi tratti inquadra orsi e serpenti. Nozioni di zoologia, qualcosa di etologia e poi il finale con un taglio filosofico che ti riporta all'animale uomo con pregi e difetti.

Il pesto con la rucola. Può essere una gustosa variante al pesto tradizionale specialmente durante la stagione fredda quando si fa fatica a trovare del buon basilico fresco. È facile e veloce da fare e di sicuro sembrerà agli ospiti un'idea originale. Qualche giorno fa l'ho consigliato a delle signore che facevano la fila con me dal verduraio. Spero che abbiano apprezzato la ricetta.
Dosi per quattro persone.
Mettete nel frullatore un mazzo di rucola che avrete precedentemente lavato accuratamente in acqua fredda. Unite pinoli e mandorle secche sgusciate, un po' di sale, abbondante parmigiano grattuggiato, olio d'oliva. Macinate grossolanamente e ammorbidite il composto con un po' d'acqua e latte. Se volete renderlo ancora più cremoso aggiungete un po' di panna.
Unite alla pasta che desiderate (anche se vi consiglio delle fettuccine all'uovo), fate saltare il tutto in padella e servite ben caldo. Gli amanti del parmigiano come me possono aggiungerne una dose generosa sul piatto fumante.
Ovviamente buon appetito.

Vi consiglio due libri di fumetti.
Il secondo volume delle storie del commissario Spada scritto da Gianluigi Gonano e disegnato dal grande Gianni De Luca, raccolto e riproposto dopo trent'anni di ingiusto oblio da una coproduzione tra le edizioni Black Velvet Bande Dessiné
Il commesso viaggiatore scritto e disegnato da Seth e pubblicato in Italia da Coconino Press.

Fine Novembre 2003
Mi piace vedere i film a notte fonda. Mi piace incontrarli mentre faccio zapping e mi piace anche che siano già iniziati. Ne ho visti parecchi senza sapere titolo, regista, attori. Un po' come trovare un reperto archeologico, una lapide incisa, un messaggio nella bottiglia, una cartolina con frasi senza firma. In questo caso conosco il titolo: Dark Water. Si tratta di un film horror giapponese. Pochi effetti speciali e molta atmosfera. È ambientato in un condominio di periferia e il fantasma è una bambina delle elementari, forse addirittura della prima classe. Tutto inizia con apparizioni in corridoio, con delle macchie di umidità sul soffitto che si allargano giorno dopo giorno e niente intorno fa presagire altro che una normale vita squallida e modesta di una giovane madre divorziata con una bambina. Il film che è del 2002 è stato diretto da Hideo Nakata.

Metà Novembre 2003
Ascolto molta musica quando posso acquisto dei cd.

Qualche giorno fa ho preso The King of Nothing Hill di BARRY ADAMSON, Here comes that weird chill di MARK LANEGAN e Slow Dazzle di JOHN CALE.

Barry Adamson fa un gioco di parole con il titolo del suo album. Notting Hill è un bel quartiere di Londra che viene trasfigurato in Nothing Hill ossia la collina del nulla. Continua il suo viaggio nel cuore della notte che ha ormai intrapreso da diversi anni dopo una già lunga carriera quale membro di band seminali degli anni ottanta come i Magazine di Howard Devoto o decisamente ultra pop come I Visage di Steve Strange (quelli di Fade to grey).
Nella sua corsa notturna Adamson attraversa diversi generi dal rap, al jazz con qualche deriva elettronica, un recupero di Barry White fino alle ballate noir che forse sono le cose che preferisco.
Ho provato ad ascoltarlo di giorno in uno dei rari momenti di sole di quest'autunno ma non è stata la stessa cosa.

La notte di Mark Lanegan è tutta da un'altra parte. Vedo campi di granturco, case con la veranda, sedie a dondolo, fuochi accesi. Mark Lanegan ha una voce che scava nel profondo come poche. Intensa, penetrante a tratti terrificante. Riprende il blues e va in direzioni figlie di precedenti avventure intraprese da Jon Spencer e prima ancora da Tom Waits. Ritmi con lo scalpello con slide guitar e voce distorta che è il vero e proprio strumento nelle sue incredibili modulazioni sovrapposte che vanno dai toni bassissimi fino a vette di una limpidezza estrema. Durante tutto l'ascolto ero avvolto da una persistente sensazione di calore diffuso.

Di John Cale penso che ci sia poco da dire visto che si sarà già detto tutto. Posso solo tentare di comunicare quello strano stordimento inebriante che mi catturato quando ho ascoltato Mr Wilson che apre il disco licenziato nel 1975.
Forse saranno stati i suoni, specialmente la batteria così ovattata e pulita, quasi discreta nella sua precisione o forse tutto l'insieme. Mi sono venuti subito in mente Ian Hunter, the Transformer di Lou Reed, i Roxy Music e soprattutto June, 1, 1974 dove e quando Kevin Ayers, Brian Eno, Nico, Robert Wyatt, Mike Oldfield e John Cale si esibirono insieme in un concerto memorabile poi raccolto per nostra fortuna prima su vinile e poi ristampato su cd.
In pratica quel disco era il paradigma della musica bella e intelligente della prima metà degli anni Settanta prima dell'avvento del punk. Musica asciutta modernissima e distante anni luce dalle retorica pomposa del progressive che allora dominava le scene.
Bowie in quegli anni era sempre da un'altra parte.
A sentire adesso Mr. Wilson mi è venuto molto facile immaginare cosa doveva essere il Village a New York. Inverni freddi con il sole tagliente, stretti in un giubbotto di pelle nera troppo sottile ma assolutamente indispensabile.

Come quei dischi, come John Cale.

 

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