Quando invocai l'unicorno


Quando invocai l'unicorno - Tavola

[pastelli a cera su cartoncino, 1985]

Quando invocai l'unicorno,
Tempi Supplementari, Primo Carnera Edizioni, 1985.

Mi ricordo tutto benissimo e non solo perché è la prima storia che ho pubblicato. Era un bel periodo, fra i più intensi e creativi. Da qualche mese avevo deciso di diventare Otto Gabos, avevo scoperto il mondo della grafica, con Franco Concu facevamo gli estremisti all'interno di Bande Dessinée e passavamo infinite notti di primavera a disegnare negli stessi locali di via Piccioni. Papi e mamma appoggiavamo le mie velleità artistiche e non avevamo ostacolato la decisione di mollare Lingue. E disegnavo e scrivevo, carico di energie di speranze e di tutto quello che serve a 22 anni. Quando ho disegnato le prime pagine di Mariottino mancavano pochi giorni a San Silvestro. Fuori il cielo era bianco e speravo nevicasse come nel (mi sembra) '67. Allora abitavamo ancora in via Dante, una casa fantastica con le pianelle disegnate e malferme. Io stavo spesso giù dalla mia madrina adorata ma c'erano pure le due signore anziane e malate. Una sempre a letto e l'altra seduta con i geloni. Odore di vecchio, odore di morte. Per me quelle erano e saranno sempre le streghe.

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